Cosa abbiamo scoperto?
Ti porto dietro le quinte della prima edizione, in versione beta, del percorso che ho ideato per le piccolissime attività che vogliono occuparsi di sostenibilità.
Ciao,
nella newsletter di oggi ti racconto com’è andata la prima edizione, in versione beta, del percorso che ho ideato per le piccolissime attività che vogliono occuparsi di sostenibilità. Te ne parlo perché sono emersi molti elementi in cui penso che anche tu, se sei freelance o hai una piccola impresa, puoi facilmente ritrovarti. Ti racconto quindi con quali perplessità siamo partite, quali problemi abbiamo affrontato insieme e quali nodi abbiamo iniziato a sciogliere.
Cosa abbiamo fatto insieme
Come ti ho raccontato nella scorsa newsletter, approfondendo i temi della sostenibilità mi sono resa conto che c’è un vuoto di servizi, sia di formazione che di consulenza, pensati per le piccole e piccolissime attività, come se il tema non le riguardasse. Non penso affatto che sia così, e ho quindi deciso di creare un percorso che potesse rispondere alle esigenze specifiche delle micro attività, in termini di obiettivi, strumenti e budget.
Tra marzo e aprile ho realizzato una versione beta di questo percorso, che ho costruito equilibrando una parte (un pochino) teorica, per chiarire e condividere il contesto in cui muoversi, e una parte più corposa molto pratica, dedicata alla progettazione di un proprio percorso di sostenibilità.
Hanno partecipato a questa versione beta quattro donne (che non ringrazierò mai abbastanza per avermi dato fiducia a scatola chiusa!), tutte professioniste di servizi. Non è stato intenzionale creare un gruppo così omogeneo, ma si è rivelata una formula azzeccata per rendere lo scambio e il supporto reciproco ancora più fruttuoso!
Da dove siamo partite
Il punto di partenza era simile per tutte loro: c’era un interesse personale per la sostenibilità (altrimenti non avrebbero partecipato) ma non sapevano come integrarla nel proprio lavoro. C’erano molti dubbi, che creavano confusione: Cosa centra la sostenibilità con chi fa servizi? Se non produco niente che impatto ho? Non sono troppo piccola per fare questi ragionamenti?
Sono tutte domande legittime, e molto diffuse fra chi ha una piccola attività. Il percorso è riuscito a rispondere a queste domande e scardinare alcune idee, che si sono rivelate delle pure convinzioni.
Cosa si è trasformato
Innanzitutto è arrivata la consapevolezza che chiunque può fare “delle cose di sostenibilità”, indipendentemente da qual è la propria attività. Integrare questi ragionamenti nella propria strategia porta a delle azioni, e le azioni portano a dei risultati. E avere dei risultati non significa solo ridurre il proprio impatto negativo (inquino di meno) ma dare un proprio contributo in termini di impatto positivo (ad esempio do un contributo al mio territorio).
Un’altra cosa molto bella è che si sono accorte che stavano già facendo delle cose, anche se magari non le etichettavano come sostenibilità! Questo succede perché c’è spesso una visione limitata di cos’è la sostenibilità, si pensa solo all’inquinamento, e al massimo ai diritti umani, mentre nella sostenibilità rientrano tante cose di cui anche come freelance ci occupiamo ogni giorno. Un esempio fra tutti: la privacy e la sicurezza dei dati di clienti e pubblico.
L’aspetto però più trasformativo, e che è emerso dai feedback che mi hanno lasciato a fine percorso, è uscire dalla logica del “devo correggere quello che faccio per impattare di meno”, che è una logica dominata spesso dal senso del dovere (o di colpa), e che ci porta a vedere la sostenibilità come un costo che dobbiamo sostenere per diventare (e sentirci) esseri umani meno cattivi.
La sostenibilità può invece essere integrata nella strategia, anche di una piccolissima attività, facendola diventare uno strumento utile anche al proprio business. Sia perché occuparci di sostenibilità ci obbliga a approfondire alcuni meccanismi del nostro lavoro, e ci dà quindi maggiore consapevolezza di come funziona la nostra attività. Ma anche perché ci dà elementi nuovi, interessanti e innovativi, da usare nella relazione con i clienti.
E tu, hai mai ragionato sull’impatto che ha la tua attività sulle persone o sul territorio? Se hai voglia di raccontarmi le tue riflessioni o quello che hai fatto nel concreto, mi interessa molto raccogliere la tua esperienza!
Come avrai capito, siamo rimaste tutte (me compresa!) molto soddisfatte del lavoro fatto insieme in questa edizione beta, e quindi il percorso tornerà in versione ufficiale tra qualche mese. Ti darò tutti gli aggiornamenti nelle prossime edizioni della newsletter!
In questa rubrica proviamo a mettere in fila un po’ di puntini (parole, temi e concetti chiave) che ci aiutano a rispondere alla domanda: di cosa parliamo quando parliamo di sostenibilità?
Gli obiettivi ONU di sviluppo sostenibile
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile, che trovi spesso indicati come SDGs (Sustainable Development Goals), fanno parte dell’Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 da 193 paesi membri dell’ONU.
L’ONU si è sempre occupato di sviluppo, ma questo concetto era concepito e misurato come una diretta conseguenza della crescita del PIL, un indicatore che misura la ricchezza di un paese sommando il valore di tutti gli scambi che vengono fatti: più scambi economici avvengono in un paese, e maggiore è il valore di questi scambi, più un paese è ricco.
Quando l’obiettivo è passato da un generico sviluppo ad uno sviluppo sostenibile, è stato evidente che il PIL non era più la misura adatta, per diversi motivi:
il PIL non considera le transazioni senza un pagamento monetario
il PIL non considera i costi sociali e ambientali
il PIL è una misura di ricchezza media, e non dà nessuna indicazione sulla distribuzione del reddito all’interno di una società
Sono stati quindi individuati 17 obiettivi diversi, che complessivamente e in modo integrato fra loro portano ad uno sviluppo a tutti gli effetti sostenibile, nella definizione che avevamo dato nello scorso numero di Miriade:
“Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.”
Per ciascuno di questi obiettivi sono individuati una serie di target specifici da raggiungere entro il 2030. Ad esempio, per il primo obiettivo “Sconfiggere la povertà” sono individuati 7 target diversi, che puoi trovare qui. Tutti i target sono descritti in modo preciso e misurabile, in questo modo è possibile definire se e quanto ciascun target è stato raggiunto nel corso dell’orizzonte temporale che ci si è dati (ovvero dal 2015 al 2030).
Chi deve raggiungere questi obiettivi?
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile servono innanzitutto ai governi, come guida per la realizzazione di politiche e strategie a livello nazionale.
Il ruolo dei governi è però insufficiente, perché il raggiungimento degli obiettivi richiede necessariamente il coinvolgimento di tutte le componenti della società: il terzo settore, il mondo accademico, la società civile, e un ruolo importantissimo lo rivestono naturalmente anche le imprese.
Con le loro attività le imprese possono infatti dare un contributo decisivo al raggiungimento degli obiettivi, e a loro volta gli obiettivi sono molto utili alle imprese come guida per indirizzare le proprie politiche e strategie di sostenibilità.
Collegare la strategia di sostenibilità, e le singole azioni che ne fanno parte, a specifici obiettivi di sviluppo sostenibile, serve alle imprese:
per verificare che gli sforzi e le scelte fatte vadano nella direzione giusta
per misurare l’impatto effettivo delle proprie azioni
per comunicare all’esterno ciò che fa in modo più efficace
Detto così sembra tutto estremamente teorico, ma collegare obiettivi ONU e strategia è una pratica ormai talmente diffusa che è molto semplice trovare tantissimi esempi concreti di imprese reali. Guardare questi esempi è utilissimo per capire meglio di cosa si parla e trovare spunti da applicare alla propria attività. Anche guardare cosa fanno i grandi aiuta a sviluppare una propria strategia in piccolo.
Queste informazioni si trovano principalmente nelle relazioni di impatto (o bilanci di sostenibilità, o report di sostenibilità…si usano molte espressioni diverse per indicare cose molto simili) pubblicati dalle aziende. Nel prossimo numero di Miriade facciamo un po’ di chiarezza su tutti questi termini.
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